Spesso, per andare all’estero, il prezzo da pagare è alto se non si ha la giusta consulenza

di un network di professionisti e contatti sul posto. Non si può pensare di rivolgersi a un nuovo mercato portando semplicemente il proprio prodotto: bisogna avere una chiara idea sul target da intercettare, su quali siano gli spazi commerciali vuoti da riempire con i propri prodotti oltre che individuare il miglior sistema di distribuzione e/o produzione. Prestando sempre attenzione alle leggi del posto e alle dinamiche geopolitiche. È dunque necessario analizzare lo scenario internazionale attraverso una lente che permetta di evidenziare fattori come i rischi politici, le leggi che regolano il trading/importazioni e i regolamenti settoriali, la capacità di spesa della classe media e la cultura locale.

Quali sono i mercati più appetibili per una strategia di internazionalizzazione di aziende del made in Italy? Non ci sono aree geografiche sulla carta migliori di altre. L’investimento dipende dal tipo di produzione dell’azienda, dai mercati di sbocco dei prodotti, dal livello della domanda interna e dal posizionamento dei partner strategici. Possono giocare un ruolo anche eventuali politiche di incentivazione in essere nei vari paesi. In Germania, Francia, Spagna e Regno Unito si va sul sicuro come confermano i dati di Prometeia sul nostro export tra il 2013 e il 2016.Semaforo verde anche per la Central & Eastern Europe, dove si possono trovare scenari caratterizzati da crescite interessanti abbinate a legislazioni (nazionali e, se del caso, UE) che premiano esportazioni e investimenti diretti, oltre a un livello di scolarità elevato e costi di produzione (risorse umane, energia etc.) ancora competitivi.

Quante sono le imprese estere partecipate da imprese italiane? Quelle con partecipazioni di controllo, al 31 dicembre 2015, sono 28.106 (fonte: banca dati REPRINT, R&P – Politecnico di Milano – ICE Agenzia). Per area geografica sono 9.350 per quanto riguarda i paesi UE 15 (Europa occidentale), 4.564 in altri paesi UE 28 (Est Europa), 1.942 (Serbia, Russia e Turchia), 3.245 (Usa e Canada), 2.675 in Asia Orientale (Cina, Giappone, Hong Kong e Singapore). Come si nota i paesi dell’ex blocco sovietico sono un importante mercato di sbocco per le esportazioni e gli investimenti diretti delle imprese italiane.